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Arts & Culture

À la recherche des objets perdus

Photography by Lorenzo Butti

Quando Lucia parla lo fa con accenti di poesia, allungando le parole in quel ritmo tipico di chi è nato e cresciuto nella parte centrale del Lario. Originaria di Bellagio, Lucia Sala è autrice di una serie di volumi dedicati al lago di Como nei quali invita ad immergersi con lentezza nei vicoli dei borghi, a esplorare le grandi ville, le chiese, le piccole cappelle o gli eremi che punteggiano le coste e le cime delle montagne. Portatrice di luce lacustre, Lucia preserva le tradizioni e le abitudini del suo lago anche in una raccolta personale di oggetti poveri, ormai caduti in disuso, in un grande stanzone a pian terreno della sua casa di Bellagio.

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La gondola lariana era un'antica imbarcazione per il trasporto merci. Di grandi dimensioni, era dotata di vela romana, timone e archi per issare i teli e proteggere le merci dalle intemperie.

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Nei vecchi cantieri nautici si usavano chiodi lunghi e stretti per fissare la struttura delle barche: una volta inseriti nel legno, venivano ribattuti e piegati per “cucire” il fasciame delle imbarcazioni.

Sono oggetti appartenuti alle sua famiglia o donati da chi ha saputo del suo “museo personale”. Non hanno un ordine preciso, vengono raggruppati per senso comune o per accostamento estetico, come le vecchie chiavi che ricoprono più di una parete e sembrano piccole opere d'arte sospese. Lucia ne annota meticolosamente i nomi dialettali e il loro utilizzo. Strumenti ingegnosi creati per la necessità di epoche che oggi fatichiamo a comprendere, con una loro storia sommersa. «C'è anche un paio di piccoli zoccoli, che appartenevano a mia nonna» racconta «o il filarello dove la vedevo trasformare la lana grezza in filato.

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Con l'ago e il modano si creavano ex novo o si rammendavano le reti da pesca.

E provo un'emozione profonda nel pensare ai gesti sapienti di chi li utilizzava. Prima o poi vorrei raccoglierli in un catalogo completo di immagini e spiegazioni, ma prima voglio finire il progetto editoriale su Bellagio, (ndr. lo scorso dicembre è uscito il secondo volume di “Scoprire Bellagio” dedicato alle frazioni) e completare il terzo libro su Civenna e la montagna. E poi ho tanto materiale su Breglia...».

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Per riparare le reti, i pescatori si servivano di una piccola seggiola in legno - questa proviene dal borgo di San Giovanni - con una spalliera a due sporgenze su cui appenderle, lasciando libere le mani.

Non si ferma mai Lucia, raccoglie – «poche e piccole cose ormai, perché non ho più spazio», ci dice – esplora, annota, ricerca, e ferma il tempo per consegnare la memoria di ciò che non è più. In fondo, come diceva il filosofo Karl Popper, la tradizione è di gran lunga la principale fonte del nostro sapere.