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Arts & Culture

Dentro la storia

«C’è un velo sottilissimo che separa contenuto e contenitore al museo, tanto che a volte si dimentica il reale motivo per cui si è qui». È la dottoressa Isabella Nobile, responsabile del Museo Civico di Como, a guidarci in un viaggio che combina storia e architettura, all'interno del fitto percorso di stanze del museo. «Il palazzo, che si affaccia su Piazza Medaglie d'Oro, è di origine tardo-medioevale e apparteneva all'illustre famiglia dei Giovio. Nel tardo Settecento il conte Giovan Battista lo ristrutturò completamente secondo lo stile barocchetto lombardo, conferendogli l’aspetto che tuttora vediamo. Giovan Battista era un nobile illuminato, un erudito che partecipava intensamente alla vita culturale del suo tempo; qui infatti ospitò numerosi letterati e studiosi, come Ugo Foscolo, Vincenzo Monti e Alessandro Volta».

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Il palazzo comprende un cortile interno che ha come sfondo il ninfeo, recentemente restaurato, fiancheggiato da una doppia scala a tenaglia che conduce al giardino delimitato su un lato dalla linea delle mura romane. Il percorso espositivo si sviluppa attraverso una narrazione storica a cui i fregi stilistici donano un ritmo andante, come la scala d'onore sui cui lati sono murate le epigrafi e gli stemmi delle famiglie comasche più prestigiose. Sono degni di nota anche i due tondi raffiguranti Benedetto Giovio, che, come il più famoso fratello Paolo, in questo palazzo nacque nel XV secolo, e la moglie Maria Raimondi. Al museo, didattica e cultura si intrecciano, in un continuo gioco di rimandi archeologici, pittorici e architettonici. «In alcune delle stanze» continua la dottoressa «abbiamo volutamente mantenuto l'originale esposizione ottocentesca, in altre abbiamo disposto le vetrine in modo da permettere al visitatore di “alzare lo sguardo” e ammirare le pareti decorate da affreschi o dipinti senza che vengano offuscate dagli oggetti esposti». Il museo di fatto è una casa e ne ha tutta la struttura, con stanze piccole dove il punto di attenzione si sposta continuamente dalle vetrine alle pareti, alle finestre e ai soffitti, come nella sala delle gemme e delle paste vitree, che un tempo era la sala da musica dei conti Giovio e dove si trovano quattro grandi tele del Rodriguez.

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«Nelle sale più prestigiose del primo piano si sviluppa la sezione dedicata al collezionismo ottocentesco, occupata in massima parte dalla collezione di Alfonso Garovaglio, che donò al Museo la sua raccolta di oltre 6000 pezzi. In particolare si attraversano la sala Barelli, un tempo sala da ballo e ora sala conferenze, decorata da quadrature architettoniche del Vignoli; la sala preistorica con la raccolta donata da Innocenzo Regazzoni; la sala Perrone, interamente affrescata con scene mitologiche, opera di Giovan Battista Rodriguez, che ospita i vasi greci e magno-greci; la sala egizia con quasi mille reperti tra cui un sarcofago con mummia; la già ricordata sala delle gemme; la sala numismatica; la sala dei bronzetti. A queste si aggiunge una sala con importanti reperti mesopotamici, unici in Lombardia, eccezion fatta per il museo di Mantova».

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Il percorso più ampio è però dedicato alla Como preromana: «Quello che emerge dai reperti qui conservati è l’importanza che assunse la zona di Como, situata lungo la via dei traffici commerciali fra l’area centro-italica e quella transalpina. Nelle sale del museo sono presenti tra l'altro pezzi di grande rilevanza, come il carro cerimoniale rinvenuto, smontato, in una tomba principesca del V sec. a.C. e poi ricostruito in Museo nel 1930 sulla base delle conoscenze di cui allora si disponeva, oppure il corredo per la toeletta in argento con decorazioni in oro con sei strumenti per la pulizia personale, o anche la moneta in argento della zecca di Populonia raffigurante la Gorgone e il segno di valore X, cioè 10 assi, ritrovata a Prestino, molto importante perché si tratta dell’unica moneta etrusca rinvenuta a nord degli Appennini, che testimonia i commerci tra l’Etruria e il nord delle Alpi». Questa moneta è esposta nella sala delle nozze, affrescata da Giovanni Battista Ronchelli per il matrimonio fra il conte Giovio e Chiara Parravicini, qui raffigurati in una grande Allegoria insieme a vari miti d’amore dell’antichità. La sala successiva è ornata da otto statue in scagliola di Stefano Salterio che rappresentano altrettante divinità dell’Olimpo.

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La visita continua nell'adiacente Palazzo Olginati, dove si trova l'esposizione romana. «C'è un collegamento “aereo” fra i due palazzi, un piccolo ponte che conduce alle sale dedicate a Como romana. A piano terra, nello spazio ricavato chiudendo con vetrate il portico del palazzo, si presentano i ritrovamenti d’età romana secondo un criterio tematico. Sul lato breve si illustra la città con i suoi monumenti, tra i quali si segnalano un fregio monumentale con la parata dei cavalieri, quattro basi figurate con scene mitologiche, un busto frammentario dell’imperatore Settimio Severo, alcuni elementi di un arco onorario. Uno scavo di 4 metri di profondità permette di vedere le stratificazioni del terreno e il livello corrispondente all’epoca romana. Sul lato lungo si sviluppano vari aspetti della vita quotidiana: la religione, l'esercito, i commerci, la cucina e la mensa, i giochi, gli ornamenti, la medicina e, al termine, le necropoli. Degno di nota è sicuramente il ritratto del primo imperatore, Augusto, ma non vanno trascurati anche i numerosi reperti che offrono uno spaccato della realtà, come la graticola per cucinare le carni o il biberon in terracotta. Un accurato plastico che mostra la Como di oggi e, in rosso, i monumenti romani, contribuisce a tracciare un'ideale cartina di come doveva apparire a quei tempi la città». Una passeggiata nella storia, da cui talvolta si viene piacevolmente distratti da una statua, da un fregio, da un dipinto e che regala una dimensione sospesa nell'arte e nella cultura.