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Arts & Culture

Lo stile di Ico e Luisa Parisi

Photography by Archivio Ico Parisi . Words by Roberta Lietti

Ico e Luisa Parisi, già nei primi anni Cinquanta, propongono l’idea di un nuovo vivere la casa attraverso la sapiente arte di mescolare varie identità e varie epoche. I mobili disegnati da Ico dialogano con oggetti e arredi d’antiquariato, l’arte si mischia all’artigianato locale e etnico, le sete e i pizzi antichi si confondono con i tessuti e i tappeti moderni.

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Una porta pieghevole modernfold in teak, appena dischiusa a mo’ di sipario, separa il soggiorno dalla camera da letto dove un semplice sommier dalle linee squadrate, rivestito da un prezioso copriletto di Marisa Bronzini, in seta grezza, è sospeso da terra, trattenuto da zanche in legno. Sopra la testiera del letto è un potpourri di quadri, di icone, di putti, di rosari ottocenteschi, recuperati nei mercatini o presso qualche vecchio rigattiere. Oggetti d’arte e d’affezione, ognuno tacito testimone di una storia, sono il personale contorno ad arredi unici di design. È questa “casa Parisi”, perfetto modello di un modo di vivere, prima ancora che di uno stile, in cui modernità e funzionalità si legano e si intrecciano sempre e comunque alla poetica degli oggetti e delle forme.

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Ico e Luisa Parisi furono coppia nella vita e nel lavoro. Anime complementari e per certi versi opposte (tanto vulcanico, esplosivo, eclettico era lui, nella sua genetica “sicilianità”, quanto pragmatica e concreta lei, tenacemente lombarda). Al loro connubio si devono infiniti esempi d’arredo, nati soprattutto negli anni ’50, e ancora sorprendentemente attuali. Sono gli anni, quei magnifici ’50, in cui Ico disegna per Cassina poltrone e divani capolavori di geometrica essenzialità che ben si accordano a librerie a parete, primi esempi di una vasta ricerca di sistemi modulari che troverà la sua completezza nella produzione MIM, o completano l’angolo del camino, elemento immancabile nel repertorio progettuale dell’architetto.

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E mentre dalla matita di Parisi nascono, quasi bulimicamente, mobili e complementi per sapienti artigiani o per le prime produzioni industriali, destinati ad arredare eleganti abitazioni, Luisa educa, istruisce la buona borghesia, la loro clientela, a modificare il gusto corrente per osare accostamenti prima d’ora improbabili come proporre una ceramica di Melotti su un pizzo di Cantù o un gruppo di sculture africane sulla mensola del camino. Sono passati più di sessanta anni da quel periodo d’oro e il lavoro di Ico Parisi ha subìto alterne fortune. Caduta in un cono d’ombra per anni, la sua ricerca progettuale è stata recentemente riscoperta e portata alla ribalta grazie a studi, mostre e pubblicazioni che ne hanno messo in luce la straordinaria attualità e modernità. Lo “stile Parisi” è sicuramente una pietra miliare, ricca e complessa, del vastissimo panorama progettuale del ‘900 italiano che merita d’essere riscoperto.

L’ Archivio del Design di Ico Parisi è nato con l’intento di conservare, catalogare, studiare e approfondire l’attività di designer di Ico Parisi, e copre tutto il suo percorso professionale dagli esordi fino alla sua scomparsa. L’archivio conta, oltre a un’ampia documentazione di gran parte degli arredi e degli oggetti disegnati da Parisi, più di 5.000 stampe fotografiche originali, diapositive e negativi d’epoca, alcuni su lastre in vetro. L’archivio è arricchito da una vasta biblioteca che comprende sia le pubblicazioni monografiche sia la maggior parte dei libri in cui è presente l’opera di Parisi, oltre a una ricca selezione di riviste italiane e straniere.